“Vi racconto la discriminazione territoriale bancaria in Italia”

Maurizio è un ex funzionario di una banca italiana.

In questi giorni mi ha raccontato alcuni aspetti di quella che in Italia può apparire come una vera e propria discriminazione territoriale posta in essere dal sistema bancario. O se vogliamo usare termini edulcorati, una distorsione del sistema che produce uno iato tra due macroaree del paese.

Superficialmente, ne avevo già parlato a proposito della presentazione del libro di Marco Esposito, Separiamoci.

Ciao Maurizio, grazie per aver accettato l’intervista. Da come leggevo in una nota che hai pubblicato su Facebook, sei stato funzionario di banca? Per quanto tempo e in quale regioni?

Dal 1961 al 1997 ho lavorato in Banca. Dal 1976 come Funzionario agli affari (era la denominazione che avevano i Funzionari che si occupavano di fidi alle imprese, almeno nella nostra Banca). Ho girato l’Italia, da Nord a Sud, ricoprendo incarichi direttivi nelle Filiali.

Insomma Maurizio è il caso di dire che hai speso una vita in Banca. Ho letto, sempre nella nota di cui parlavamo, che hai dato delle informazioni che sconfessano l’arcinoto chiagneffotti leghista a proposito delle tasse che non restano sul territorio,ecco puoi spiegare in maniera semplice cosa intendevi dire?

Bè, più che altro, ho sviluppato delle considerazioni che, partendo dalla mia esperienza di lavoro, sono, alcune, specifiche del settore creditizio mentre altre possono esser riferite a qualsiasi attività imprenditoriale.

Partiamo col primo tema.

Nel caso specifico fino al 1997, fino a quando, cioè, posso ricordare con la mia esperienza diretta. Riguarda l’accesso al credito in generale. In linea di massima, posso dire che allora (in realtà anche oggi, con tassi di interessi differenziati,ndr) l’accesso al credito era più difficoltoso per l’imprenditore meridionale che doveva scontare l’handicap di una aprioristca maggior rischiosità (come avviene anche per le tariffe assicurative, ndr). Da questo “pre-giudizio”, inteso nel suo senso etimologico, ne derivava una selezione maggiore e, per gli “eletti” un credito più caro rispetto agli omologhi settentrionali. Quindi, rispetto a un mercato di sbocco europeo, l’imprenditore meridionale partiva svantaggiato sia per ragioni di carattere generale, ovvero i soliti stereotipi relativi alla credibilità dreviante dall’appartenere ad un certo territorio, sia per maggiori costi creditizi e di logistica.

Ma c’è un altro aspetto interessante relativo alla raccolta di denaro, immagino.

Esattamente, poichè, come ben sai, le Banche per svolgere la propria attività hanno bisogno, come il pane, della “materia prima”, ossia del denaro, al Sud (come sul tutto il territorio) ogni Istituto di credito è costantemente impegnato nell’incremento della propria “raccolta” (come, pudicamente, è definita la merce denaro nell’ambiente). Infatti, senza raccolta adeguata ti manca il fondamento per gli “impieghi” (altro termine garbato, questo per definire i prestiti bancari). Ma, poichè gli impieghi al Sud venivano effettuati,come detto, con una certa qual stitichezza, in genere gli Istituti di credito avevano esuberanza di raccolta al Sud, eccellente ragione per obbedire all’ elementare legge di mercato per cui a offerta abbondante di merce corrisponde prezzo più basso. Questo, almeno è quanto accadeva nelle Banche.

Quindi, in linea di massima, fatte salve possibili eccezioni, le Banche italiane avevano una raccolta di fondi di più economica e abbondante al Sud e impieghi più remunerativi, ancorchè più contenuti per numero e importi rispetto a quelli del Nord. Al Nord abbiamo (avevamo) una situazione rovesciata essendo gli impieghi prevalenti sulla raccolta. Ovviamente, sempre per le leggi di mercato, la maggior disponibilità di occasioni di impiego del denaro “costringe” le Banche a offrire le migliori condizioni ai potenziali finanziati (chè, altrimenti, arricciano il nasino, ti mandano a farti fottere e si rivolgono alla Banca che li tratta meglio…) e, per contro, devono inseguire col coltello fra i denti i potenziali depositanti offrendo le migliori remunerazioni possibili.

Sintetizzando, al Nord prestiti meno cari e interessi più alti sui depositi, al Sud prestiti più cari e interessi più bassi sui depositi. Poichè, poi, al Sud la raccolta è sovrabbondante rispetto agli impieghi, viene utilizzata al Nord dove è meno abbondante. Non so se con questo si possa dire che le vecchiette del Sud finanziano le imprese del Nord….a me pare che in una certa qual misura sia proprio quel che succede.

Bene, anzi male. Passiamo al secondo tema di cui mi parlavi, relativo al gettito fiscale.

La nostra Banca aveva oltre 900 Filiali sull’intero territorio nazionale, comprese le Agenzie di città. Di queste Filiali, per evidenti ragioni, la Direzione Centrale, monitorava mensilmente l’andamento del conto economico ed era conseguentemente in grado di verificarne la redditività.

Ogni Filiale, grazie ai relativi bilanci, redatti con criteri omogenei, registrava quindi un utile di esercizio o una perdita ed erano risultati decisamente attendibili perchè era del tutto ovvio che la Banca volesse un quadro di quel che i vari territori italiani potessero dare.

Ma, alla fine della fiera, il bilancio annuale della Banca era uno e uno solo e su quello venivano pagate le imposte. Dove ? Dove la Banca aveva la sua Sede Legale.

Ora, poichè la maggior parte delle Banche italiane ha la propria sede legale al Centro-Nord, le imposte che gli istituti pagano vengono statisticate come gettito di alcune Regioni,mentre, come si diceva l’attività riguarda territori più vasti.

Ma, attenzione, questa considerazione non riguarda specificamente il settore creditizio ma vale, ovviamente, anche per tutte le aziende italiane che hanno sedi legali in territori differenti dai loro stabilimenti. Questo si riflette nei dati statistici del gettito fiscale considerato su base regionale, dati che se non si incrociano col peso demografico delle diverse Regioni non significano niente. Un lavoretto che chiunque può fare è proprio questo e scoprirà che le Regioni possono venir raggruppate in 3 categorie: 1) le “neutre” nelle quali la % del gettito fiscale è in linea con il loro peso demografico in % 2) le “attive” con una netta prevalenza del peso fiscale % rispetto al peso demografico % 3) le “deficitarie” il cui peso fiscale % è ben inferiore al loro peso demografico %. Al gruppo 1 appartengono tutte le Regioni del Nord e del Centro, al 3, manco a dirlo, quelle del Sud e Isole, al gruppo 2 solo due Regioni: infatti Lombardia e Lazio, concorrono al gettito fiscale complessivo del Paese con una percentuale molto superiore al loro peso demografico.Il bello però, come chiunque può rilevare, è che è molto più consistente l’apporto del Lazio che con un 9% scarso della popolazione raggiunge quasi il 18% del gettito fiscale, rispetto alla Lombardia che fornisce, sì, il 25% del gettito fiscale ma ha pur sempre il 16% della popolazione: sarà un caso, sarà una combinazione, ma a Roma e a Milano sono concentrate le sedi legali di oltre il 90% delle imprese italiane a carattere quantomeno nazionale. A questo punto, domanda retorica, ma le statistiche relative al gettito fiscale tengono conto di questi aspetti ? Io credo di no. Ma, del resto, la centralizzazione degli adempimenti fiscali è tipica di qualsiasi Stato, anche il più federale possibile, ma ve l’immaginate un’azienda con oltre 900 Filiali che debba presentare oltre 900 dichiarazioni dei redditi in svariate centinaia di città?

Per non parlare del fatto, ad esempio, che le fondazioni bancarie, uniche proprietarie delle banche italiane, avendo una concentrazione quasi esclusiva al nord, investano parte degli utili nel territoriodi competenza, ossia il centro nord, per attività con finalità sociali, o sbaglio?

No, non sbagli. In questo caso però, si tratta di qualcosa di diverso. Mi spiego, nel caso delle statistiche sul gettito fiscale siamo di fronte solo a dati appunto statistici che andrebbero però letti correttamente e cioè tenendo conto degli aspetti che ho sottolineato. Per quanto riguarda le fondazioni bancarie su “Separiamoci” di Marco Esposito trovi una ricostruzione molto precisa della questione. Infatti, quando nacquero le fondazioni bancarie che dovevano mantenere almeno il 51% del capitale sociale dell’Istituto di Credito correlato era del tutto ovvio e pacifico che i dividendi incassati dalle stesse trovassero impiego, come da statuti, nelle aree in cui operava l’Istituto di Credito. Peccato, però, che quando si è consentito alle Fondazioni di scendere sotto il 51% rendendo così possibili acquisizioni e fusioni, misteriosamente, le aree di competenza anzichè allargarsi, come logico ed equo, in correlazione con l’ampliato teatro operativo…hanno mantenuto l’originario perimetro della fondazione dell’Istituto incorporante…per cui, ad esempio, caso più eclatante, quando il Banco di Napoli è entrato nell’orbita del Sanpaolo (non farti ingannare, il nome è solo ormai un’etichetta per infinocchiare chi ci crede fra i napoletani), la quota di utili che sotto forma di dividendi sarebbe andata i altri tempi alla fondazione napoletana è finita a quella torinese che la distribuisce in opere di bene nel bisognoso Piemonte…quindi al nord è concentrata la “capa”, gli utili si fanno dappertutto perchè il territorio di competenza si è ampliato, anche al sud, ma si erogano solo al nord, bello, vero ?

Oggi, è difficilissimo modificare nella testa delle persone l’idea che sul territorio ci sia chi lavora, produce, paga le tasse e chi ozia, spreca e si fa mantenere con le tasse altrui. Eppure, chiunque sarebbe pronto a giudicare demenziale questo: si immagini un ipermercato nel quale esistono moltissime casse e che alcune di queste siano “dedicate”, per esempio, una tratti esclusivamente elettrodomestici e materiale informatico…domani mattina la cassiera “informatica” avvia una protesta con la Direzione perchè pur risultando evidente che presso la sua Cassa il valore medio degli scontrini battuti è nettamente superiore a quelli che si registrano presso le altre Casse, la poveretta ha una postazione in tutto e per tutto identica alle altre….”Ma come ? Io, che a fine giornata ho incassato regolarmente il doppio, il triplo delle altre, devo poggiare le mie natiche su una scomoda poltroncina anziché averne una di gran marca, con massaggio incorporato, appoggio per snack e stuzzichini…eccetera, eccetera ?. Bene, più o meno è questo il messaggio che la Lega è riuscita a far passare come logico e accettabile…..

E’ una mia vecchia battaglia, insieme alla discriminazione sui premi Rc Auto. Ti ringrazio molto Maurizio. Insomma prima ti azzoppano e poi ti dicono che non sai camminare.

 

 

 

 

 

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